Le proporzioni si sbilanciano da sole
Gli argomenti che padroneggi meglio si prendono più spazio di quanto meritino, un passaggio interessante alla volta, senza che nessuno decida davvero.
IL METODOIL LIBRO DI GABRIELE DI FILIPPO
Come scegli gli obiettivi? Quali attività li allenano? Come capisci se il corso funziona? AI-DDIE accompagna il lavoro dalla scheda iniziale al materiale pronto per l’aula.
L’estratto comprende prefazione e capitolo 1: 31 pagine in PDF.
Disponibile su Amazon ↗IL METODO AI-DDIE
Gli obiettivi orientano le prove, le attività e i contenuti. Ogni fase produce un documento che serve alla successiva: il progetto prende forma senza ripartire da zero.
Il metodo
Il punto di partenza è la scheda del corso, indicata come fase 0. Seguono undici fasi di lavoro.
AI-DDIE innesta l’intelligenza artificiale sul ciclo ADDIE, la mappa che la progettazione
didattica usa da decenni. Ogni fase produce un file, e ogni file entra nella fase
successiva: alla fine non hai una cartella di appunti, hai il fascicolo completo del tuo
corso, riutilizzabile per tutti quelli che verranno dopo.
Come è fatto ogni capitolo
Non è un vezzo pedagogico. È l’unico modo per non ritrovarti dipendente da uno strumento che non sai valutare. Chi conosce il metodo usa l’intelligenza artificiale come un moltiplicatore. Chi non lo conosce la usa come una stampella, e si vede.
Cosa devi produrre, come si ragiona, quali criteri usi e quali errori si fanno di solito. La parte che resta valida anche il giorno in cui lo strumento che usi oggi smette di esistere.
Il prompt completo, l’esempio di output reale e i controlli da fare prima di considerarlo finito. Le decisioni restano tue: quello che cambia è quanto tempo ci metti ad arrivarci.
“Un corso serio richiede lavoro, anche con tutti gli acceleratori. Quello che cambia, e cambia parecchio, è dove metti quel lavoro: molto meno nella scrittura e nell’impaginazione, molto di più nella progettazione e nella verifica.”
Dal capitolo 1Il punto di partenza sbagliato
Si prende il tema, si mettono in fila gli argomenti che sembrano indispensabili, si ordinano dal più semplice al più complesso e si distribuiscono nelle giornate. Le slide arrivano dopo, l’esercitazione e la prova finale per ultime. È il modo più naturale di cominciare, e costruisce corsi che assomigliano a un’esposizione di competenza invece che a un percorso di apprendimento.
Gli argomenti che padroneggi meglio si prendono più spazio di quanto meritino, un passaggio interessante alla volta, senza che nessuno decida davvero.
Quando è il momento di valutare non sai esattamente cosa misurare, perché la prova non è stata pensata insieme all’obiettivo ma appiccicata alla fine.
Un corso mal progettato non dà segnali d’allarme mentre lo prepari. Li dà in aula, alla terza giornata, quando ormai il materiale è stampato.
“Se non hai una risposta tua, l’intelligenza artificiale ti restituirà un corso mediocre scritto benissimo, che è la cosa più pericolosa che esista in formazione: sembra buono, e non lo è.”
Dalla prefazione del manuale